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Il 2020 di Flavio Cobolli, dalla ripartenza al trionfo nel doppio del Roland Garros Junior.

 

La stagione tennistica 2020 è praticamente agli sgoccioli e il tennis italiano è cresciuto tantissimo negli ultimi mesi, soprattutto grazie alle vittorie di Sinner, Sonego e Musetti.

Fra le giovani leve italiane abbiamo altri giocatori che fanno ben sperare, fra questi Flavio Cobolli, vincitore del torneo di doppio nel Roland Garros Junior, con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare qualche parola.

Ciao Flavio, la stagione 2020 è praticamente terminata, una stagione particolare dovuta alla situazione globale che tutti conosciamo. Nonostante questo hai portato a casa degli ottimi risultati come il trofeo di doppio nello Slam Junior di Parigi per la seconda volta in coppia con Dominic Striker (vincitore anche del singolare). Quanto pensi di essere cresciuto nell’anno e che sensazioni hai provato a vincere in un torneo così importante?

Come sai è stato è un anno difficile per tutti. Nonostante ciò, credo di aver sfruttato al meglio ogni singolo allenamento con il mio team. Sono molto felice perché credo di essere cresciuto tanto in questi mesi anche se i risultati in singolare non l’hanno dimostrato. Credo in quello che sto facendo e in tutto il lavoro che ho fatto questi ultimi mesi. Fisicamente mi sento bene e andrò a giocare gli ultimi tornei in Turchia con la speranza di portare a casa qualche risultato in singolare per prendere un po’ di fiducia, visto gli ultimi risultati non proprio positivi. Altra storia in doppio dove ho ottenuto degli ottimi risultati con diversi compagni fino a vincere a Parigi il Roland Garros Junior…è stata ed è un’emozione stupenda che sto continuando a provare dopo parecchie settimane dalla vittoria.

Subito dopo la vittoria, da romanista doc, hai tirato fuori la sciarpa della Roma…era una scommessa con qualcuno o semplice devozione alla squadra della capitale?

Come tutti sanno la Roma è la mia seconda pelle, a fine partita mio padre invece di dirmi bravo mi ha dato la sciarpa della Roma e per me è stato come se mi avesse detto “bravo”… è stato un gesto del tutto istintivo. Da piccoli, quando ci vedevamo poco, per via del suo lavoro e per via dei miei allenamenti, i momenti che condividevamo di più erano allo stadio, la Roma è una delle cose che ci ha legato di più e quindi ricordarlo a tutti è sempre bello.

A proposito di Calcio, sei stato un ottimo giocatore nelle giovanili dell’AS Roma con un futuro promettente, cosa ti ha (ri)portato al tennis?

Si, ho giocato a calcio da piccolo e diciamo che era anche il mio sport preferito, lo preferivo al tennis e forse ero anche un po’ più bravo. Però, l’ambiente era difficile e lì ho capito che mi piace di più ottenere risultati individuali. Avevo 5 o 6 amici che tuttora sento e a cui faccio un grosso in bocca al lupo per il futuro. Il ritorno al tennis è stata anche una scelta motivazionale, diciamo che la sfida di battere il best ranking ATP di mio padre, diventare un top 100 e giocare gli slam era più intrigante del giocare in Serie A. Ad oggi credo di aver fatto la scelta giusta e corretta…o almeno spero!

Il tuo allenatore è Stefano Cobolli, ossia tuo padre con un passato da professionista. Che tipo di rapporto avete? Riuscite a tenere distaccati i due ruoli oppure spesso capita che questi si intersechino?

Il rapporto con mio padre sta andando per gradi, prima litigavamo spesso e non riuscivamo ad allenarci come avremmo dovuto, ma ora che siamo maturati entrambi e abbiamo imparato a conoscerci meglio credo che l’essere allenati dal proprio padre sia una cosa bellissima.  Quindi ora sono felice di questo ma, come sempre, ringrazio i miei vecchi maestri Vittorio Magnelli e Bobo Meneschincheri che mi hanno sempre supportato. Per quanto riguarda i ruoli padre/allenatore direi che le cose non si intrecciano, diciamo che anche quando litighiamo in campo poi, quando siamo a cena, non parliamo più di quanto succede sulla terra rossa, ma di caz***e e viceversa quando ci alleniamo. Ora stiamo lavorando molto bene anche perché sento che sto maturando e quindi non posso che essere felice di lui.

La ripartenza del tennis italiano post lockdown è stata supportata moltissimo dalla Federazione Italiana Tennis con i Campionati Italiani Assoluti, il Campionato di Serie A ed il primo torneo aperto ai giocatori stranieri a Perugia. Raccontaci quali sono state le tue esperienze in questi tornei e nella Serie A insieme ai colori del Tennis Club Parioli. Come hai affrontato il ricominciare a giocare?

Si bisogna ringraziare la Federazione che nonostante il brutto anno è riuscita a supportarci tantissimo. La ringrazio anche per le tante wild card che mi sono state messe a disposizione  e che spero di poter ripagare con tanti risultati.  Come hai detto tu gli Assoluti, la Serie A e il Torneo di Perugia sono state competizioni organizzate al meglio, anche se i risultati non sono arrivati. È stato bello poter ricominciare da queste gare e giocare la Serie A per il Parioli, per i miei colori, la mia squadra del cuore che non cambierei mai, è sempre bellissimo. Il Parioli è la mia casa e lo sarà per sempre, siamo un gruppo fantastico, andiamo tutti d’accordo e spero che in poco tempo si possa alzare il trofeo da vincitori perché ce lo meritiamo un po’ tutti.

C’è stata una grande crescita dei giovani italiani in questo periodo. Secondo te la ripartenza anticipata per gli italiani, rispetto ai giocatori stranieri, può aver favorito nella rendita dei nostri connazionali?

Non credo che gli italiani siano stati avvantaggiati così tanto nel giocare due tornei e non credo sia un caso che alcuni giocatori siano cresciuti notevolmente. La crescita di ragazzi come Musetti, Sinner e Sonego è derivata da un grande lavoro e possiamo solo che congratularci con loro e fargli un grosso in bocca al lupo perché se lo meritano e spero che arrivino tutti in fondo perché sono grandissimi giocatori, oltre che degli amici. Spero davvero che possano portare a casa tantissimi risultati.

Ti abbiamo visto allenarti agli Internazionali BNL d’Italia con giocatori importantissimi come Grigor Dimitrov, il n.1 Novak Djokovic e gli italiani Fabio Fognini e la nuova stella Jannik Sinner. Che sensazione hai provato a “batter palla” con atleti di questo calibro?

Giocare con dei grandi atleti come loro è sempre bello, emozionante e stimolante. Se dovessi giocare 10 ore di seguito con loro lo farei molto volentieri, sono stato molto felice di aver avuto l’opportunità di allenarmi con atleti di questo calibro. Sono quattro fenomeni di cui due i miei idoli.

A proposito di Sinner, ti ho visto personalmente allenartici insieme, ha ottenuto dei grandissimi risultati con una crescita tennistica enorme. Cosa mi dici di lui?

Ho giocato spesso con Sinner nei tornei che abbiamo disputato entrambi (Parigi e Roma)e credo sia un giocatore fantastico e completo. Spero diventi al più presto il n.1 come tutti dicono. Non posso dire altro, se non che è formidabile.

Cosa ti aspetti per la stagione 2021?

Dal 2021 mi aspetto che i frutti del mio allenamento si inizino a vedere. Mi auguro di poter giocare tornei di alto livello e di raggiungere una buona classifica divertendomi come ho sempre fatto giocando a tennis.

Grazie Flavio, in bocca al lupo per il 2021!

Grazie mille a te e sempre Forza Roma!